Autore: Mariaelena Tucci

La poesia di Umberto Fiori trae forma da un ineludibile e costante confronto con la canzone e con la sua “parola incarnata”. “Confrontarsi –come affermerà il poeta stesso – non significa adeguarsi”, al contrario, vuol dire essere consapevoli dei contrasti e delle differenze che sussistono nei legami tra musica e poesia per far sì che quest’ultima possa rivendicare “le ragioni profonde e antiche della propria disincarnazione” senza, tuttavia, rinunciare alle contaminazioni contemporanee.

Giunto al suo trentunesimo anno di età, Pier Vittorio Tondelli avverte l’esigenza di rimettersi in viaggio, di “cambiare posto […], cambiare gente”, questa volta per congedarsi dal suo passato e per “scoprire la realtà non più in rapporto agli altri in senso generazionale, ma all’altro come soggetto singolo”. Complice soprattutto l’incontro con Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann, lo scrittore di Correggio dà alle stampe Biglietti agli amici (1986), un “libro artigianale, curato, prezioso”, costituito da ventiquattro prose brevi (dodici per le dodici ore della notte e altrettante per quelle del giorno), ognuna delle quali è dedicata a una persona amica indicata con le sole iniziali.

Dopo l'articolo su Ingeborg Bachmann e Antonio Spadaro, continuiamo con la serie di interventi legati alla figura di Pier Vittorio Tondelli. Dopo aver conseguito la maturità classica, Tondelli s’iscrive al DAMS di Bologna, coltivando, parallelamente agli studi, l’interesse per diverse attività culturali: frequenta cineclub, lavora brevemente in una cooperativa teatrale e per alcuni programmi di una radio libera; sempre nel capoluogo emiliano, entrerà in contatto con una “ventenne fauna, estroversa e creativa”, annoverando tra le sue conoscenze il fumettista Andrea Pazienza e la critica d’arte Francesca Alinovi. Con questo intervento, in particolare, si analizzerà la presenza della musica nell’intera opera tondelliana (letteraria e non), da Altri libertini (1980) a Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta (1990), una sorta di “romanzo critico” con il quale l’autore conclude la sua breve ma intensa attività culturale: dopo aver combattuto per diversi mesi contro l’Aids, egli si spegnerà nell’ospedale di Reggio Emilia il 16 dicembre 1991, a soli 36 anni.