Pàvana, immersa tra i pendii appenninici a ridosso di quel Limentra che “canta e mormora e fischióla”, dista pochi minuti d’autobus dalla stazione di Porretta Terme, ultima fermata della Porrettana. A Pàvana si deve arrivare in treno per “entrare in sintonia col passo lento gucciniano” e con le ataviche radici di questa terra. Memori di quanto Pavese narrava ne La bella estate (“Mi tornò in mente nel buio quel progetto di attraversare le colline, sacco in spalla, con Pieretto. Non invidiavo le automobili. Sapevo che in automobile si attraversa, ma non si conosce una terra”), e lasciato il “groviglio di binari e tralicci di Bologna” saliamo su questa piccola locomotiva regionale. Il  treno va, come uno dei tanti presenti nei testi di Francesco Guccini, come quel piccolo treno di Incontro da cui, quasi presaghe di un’epifania improvvisa, appaiono, intraviste “nel buio”, “luci di case” ad indicare un’inattesa possibilità di vita nel consueto inganno del vivere. Dentro gente semplice; una donna mi ascolta parlare e con occhi commossi mi dice di conoscere Raffaella, la moglie di Francesco e mi augura buona fortuna. Sono belle persone, qui, disarmate e accoglienti. Qui “dov’è già Toscana, ma la voglia di raccontare è ancora tipica dell’Emilia”, l’autore sviluppa quello che Roberto Roversi definisce il “metodo di un cantastorie”, di chi cioè, visceralmente legato ad una tradizione popolare fatta di oralità, lungi dall’essere mero musicista o paroliere, ha saputo costruire, per usare la parole di Dario Fo, “un discorso interminabile: sull’ironia, sull’amicizia, sulla solidarietà”. 

Delineare un percorso all’interno della carriera di Franco Battiato vuol dire non analizzarne solo l’opera musicale, ma soprattutto l’evoluzione filosofica che è sempre stata alla base di ogni sua produzione artistica. Per questo proponiamo, in quest’articolo, una divisione in tre momenti fondamentali: il periodo ‘giovanile’, dal 1964 al 1975, cioè dagli anni del trasferimento a Milano, con la scoperta della musica sperimentale; una seconda fase di studio dell’Oriente mistico-esoterico attraverso la mediazione di Georges Ivanovič Gurdjieff (di cui ci occuperemo in quest’articolo); infine, dal 1993 in poi, l’incontro e la collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro, co-autore o autore unico di tutti i testi degli album successivi, incluso il singolo di maggiore successo commerciale, "La cura", scritto a quattro mani con lo stesso Battiato. 

Dopo l'articolo su Ingeborg Bachmann e Antonio Spadaro, continuiamo con la serie di interventi legati alla figura di Pier Vittorio Tondelli. Dopo aver conseguito la maturità classica, Tondelli s’iscrive al DAMS di Bologna, coltivando, parallelamente agli studi, l’interesse per diverse attività culturali: frequenta cineclub, lavora brevemente in una cooperativa teatrale e per alcuni programmi di una radio libera; sempre nel capoluogo emiliano, entrerà in contatto con una “ventenne fauna, estroversa e creativa”, annoverando tra le sue conoscenze il fumettista Andrea Pazienza e la critica d’arte Francesca Alinovi. Con questo intervento, in particolare, si analizzerà la presenza della musica nell’intera opera tondelliana (letteraria e non), da Altri libertini (1980) a Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta (1990), una sorta di “romanzo critico” con il quale l’autore conclude la sua breve ma intensa attività culturale: dopo aver combattuto per diversi mesi contro l’Aids, egli si spegnerà nell’ospedale di Reggio Emilia il 16 dicembre 1991, a soli 36 anni.