Nel panorama della poesia italiana contemporanea, alcune tra le voci più significative sono di donne: un dato tanto più rilevante se rapportato alla secolare scarsità dell’attenzione critica nei confronti della produzione poetica femminile. A questa marginalità storica il presente contrappone, sul piano quantitativo e qualitativo, un fenomeno di portata inedita.
Belluno, andantino e grande fuga (Einaudi, 2019) è il frutto di dieci giorni di una felicità nella disperazione, un’eccitazione nella calma: così afferma la poetessa Patrizia Valduga in un’intervista rilasciata a Silvia Raghi per Medium Poesia.
Considerato il breve tempo di stesura e l’euforia che l’ha accompagnata potremmo presumere che Patrizia Valduga si sia ritrovata, per servirci di una vividissima immagine esposta dall’autrice stessa, in un nuovo “punto di sella”. Uno stato di perfetto equilibrio tra ebbrezza e lucidità. Un punto di ispirazione che conduce alla scrittura di raccolte così formalmente pulite e, insieme, così profondamente viscerali.
Belluno, andantino e grande fuga (Einaudi, 2019) è il frutto di dieci giorni di una felicità nella disperazione, un’eccitazione nella calma: così afferma la poetessa Patrizia Valduga in un’intervista rilasciata a Silvia Raghi per Medium Poesia.
Considerato il breve tempo di stesura e l’euforia che l’ha accompagnata potremmo presumere che Patrizia Valduga si sia ritrovata, per servirci di una vividissima immagine esposta dall’autrice stessa, in un nuovo “punto di sella”. Uno stato di perfetto equilibrio tra ebbrezza e lucidità. Un punto di ispirazione che conduce alla scrittura di raccolte così formalmente pulite e, insieme, così profondamente viscerali.

