“Tre mogli, un’enorme capacità di lavoro, un’enorme quantità di lavoro, e di viaggi e di passioni”: così Patrizia Valduga riassumeva la vita di Giovanni Raboni. Oggi abbiamo la possibilità di ripercorrere anche la sua attività di critico letterario, grazie al volume curato da Luca Daino, Meglio star zitti? Scritti militanti su letteratura cinema teatro (Mondadori, 2019), che contiene centosettanta delle “innumerevoli stroncature firmate da Raboni nel corso della sua carriera” (dal 1964 al 2004, anno della sua scomparsa).
Antonio Tricomi ha appena pubblicato Cronache letterarie (Galaad, Giulianova 2017, pp. 305, euro 15,00). Che la quarta di copertina presenta così: «Ovviamente queste non sono cronache letterarie. Non inseguono infatti, né desiderano vagliare sistematicamente le principali novità editoriali. Scelgono piuttosto di sondarne pazientemente alcune con l’intento di valorizzare la tradizionale attitudine del saggismo: prodursi in classici esercizi di critica della cultura. È dunque in primo luogo una riflessione sul nostro tempo quella che, pagina dopo pagina, lentamente emerge dall’assiduo corpo a corpo con scrittori quali Affinati, Broch, Carrère, De Angelis, DeLillo, Dürrenmatt, Falco, Houellebecq, Jünger, Lagioia, Pynchon, Joseph e Philip Roth, Saviano, Siti, Vasta. Così, mentre pur ne ammette l’ormai cronica sterilità sociale, Tricomi comunque si ostina a scorgere nella critica letteraria un raffinato strumento di conoscenza». Si offrono, qui di seguito, due di queste “cronache letterarie”.

