Pubblichiamo un intervento su Vittorio Bodini di Alessandro Leogrande, scomparso lo scorso 26 novembre. Il contributo è incluso nel volume che raccoglie gli Atti del Convegno "Vittorio Bodini fra Sud ed Europa. (1914-2014)" (Besa, 2017), tenutosi tra Bari e Lecce nel dicembre del 2014, ed è stato letto da Alessandro nel corso di una tavola rotonda presso la libreria Laterza di Bari. Insieme ad amici e maestri come Goffredo Fofi, aveva collaborato con l'Università del Salento in occasione di un altro Convegno, dedicato alla figura di Rina Durante, i cui Atti sono raccolti nel volume "Rina Durante. Il mestiere del narrare" (Milella, 2015). Con la sua solita, sobria ed elegante disponibilità, Leogrande aderì a suo tempo anche al progetto del Pens e infatti ancora oggi fa parte del Comitato scientifico del Centro di ricerca. A chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e di incrociare per lavoro il suo percorso, ma soprattutto per chi resta e ha letto o dovrà ancora leggere i suoi scritti, spetta il compito di riflettere sull'eredità di questo amico buono e dall'intelligenza non comune, figlio degno della grande stagione del meridionalismo, protagonista della scrittura di inchiesta, infaticabile intellettuale vagante tra i vecchi e i giovani delle scuole e biblioteche e Università e librerie italiane, da Nord a Sud. Devono restare come pietre di paragone, per il nostro lavoro intellettuale di ogni giorno, la sua competenza polimorfa che si univa a una rara capacità di chiarezza dialogica e divulgativa, la curiosità e la passione civile alle quali si accompagnavano il metodo, il rigore e la fatica della ricerca: il profilo scientifico e umano di uno studioso tra i migliori e più completi della sua generazione, lontano dai narcisismi e dagli imperativi nefasti della visibilità a tutti i costi, eppure presente e autorevole come pochi. Proprio come un (piccolo) maestro.

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La poesia di Gerardo Trisolino oscilla costantemente tra due poli: l’io e il mondo, la dimensione privata e quella pubblica, il ripiegamento interiore e la riflessione sul reale, sulla storia, sulla società. "Odio Ménière" ricalca questo schema bipolare nelle sezioni in cui è articolata: la sfera intima, privata dell’autore che, giunto a una certa fase della sua vita, fa una sorta di bilancio esistenziale; gli aspetti e i problemi della società odierna ma anche del recente passato. Infine, quasi come una pausa tra questi due momenti, si colloca Poesie alla macchia, una riflessione sulla poesia e sul posto che essa occupa nel mondo d’oggi.

Il neocapitalismo è come l'aria che ogni giorno respiriamo, quasi senza farci più caso; e pochi si soffermano a riflettere sulla qualità dell'ossigeno che immettono nei loro polmoni. Pasolini, invece, si ostina a ripetere che quest'aria è appestata; e, siccome non riesce a far sentire le proprie ragioni, finisce per urlare come un ossesso, forse anche per espellere tutte le tossine che ha in corpo, e correndo consapevolmente il rischio di rimanere asfissiato.

Nata nel 1984, la casa editrice Manni ha alle spalle oltre trent’anni di attività. Piero Manni e Anna Grazia D’Oria sono i fondatori che tuttora la dirigono, coadiuvati dalle figlie – Agnese, direttore editoriale della “Varia”, e Grazia, direttore amministrativo –, da Giancarlo Greco, responsabile progetti, e da altri collaboratori.

La loro avventura inizia con la pubblicazione della rivista bimestrale «l’immaginazione» (sul cui trecentesimo numero, uscito lo scorso agosto, campeggia in copertina un’opera realizzata per l’occasione da Emilio Isgrò e al cui interno è presente un prezioso testo inedito di Edoardo Sanguineti), seguita, nel 1985, da un’antologia che raccoglieva poesie inedite di Caproni, Leonetti, Luzi, Malerba, Pagliarani, Volponi e Zanzotto, tutti autori che continueranno a pubblicare con la casa editrice. Nello stesso anno s’inaugura anche la prima collana di saggistica, diretta ancora adesso da Romano Luperini, “La scrittura e la storia”.