L’ultima raccolta di Stefano Carrai, "La traversata del Gobi", pubblicata dai tipi di Nino Aragno Editore, è una delicatissima opera di resistenza contro il fluire della storia che cancella e appiattisce. L’autore stesso confessa, nelle note in chiusura, di non essere mai stato nel Gobi; pertanto, questo deserto deve considerarsi un «paesaggio dell’anima», che è immagine «di quel che nella vita resta indietro, non trova più posto, si perde sepolto sotto la sabbia».

L’opera poetica di Edoardo Sanguineti è comunemente tripartita nelle fasi dell’avanguardia, del neofigurativismo e del gioco poetico[1]. Esiste però un nucleo di circa venti testi[2] che taglia trasversalmente tutta la produzione sanguinetiana: sono i componimenti che già nel 1974 Tibor Wlassics indicava come «favole didattiche[3]». A nostro avviso, è preferibile ribattezzare questi testi come exempla allegorici, con un doppio vantaggio: da un lato, l’aggettivo “allegorico” allarga il perimetro della semplice favola e preserva il componimento dalla sfera del simbolico.