Vangelo Elementare di Gianluca Furnari è un libro che sorprende per la maturità stilistica e contenutistica dimostrata da un ragazzo così giovane (classe 1993). Anche Giuseppe Conte, nella breve lettera che funge da prefazione all’opera, ha dovuto ammettere: «lei ha scritto versi bellissimi. Vista la sua età, sono versi miracolosi».

Furnari esplora un universo d’albori, luci fioche e penombre. Un universo, a tratti inquietante, in cui «il buio si addens[a] in forme ostili» e le giornate scorrono «senza evento», negando al vivere ogni significazione. Furnari si muove in questo spazio «nella speranza che la luce a un tratto si decodifichi», «che nel buio ci si apr[a] un varco» e che giunga così un significato a riempire il vuoto di una vita fatta di meri significanti. La sua ricerca pare, tuttavia, votata allo scacco: il poeta s’imbatte in una «luce non serena», che illumina un’umanità dirotta, crepitante e tormentata, senza neanche il conforto delle stigmate per «riaversi vivi».