Con l’arrivo del Sessantotto e la nascita di un movimento che reciterà un ruolo non secondario nella società italiana almeno fino alla fine degli anni Settanta, Roversi espliciterà la sua vicinanza ai gruppi studenteschi e giovanili per i quali diventerà un punto di riferimento culturale.
La sua fu un’adesione non superficiale, ma interna. Tuttavia, non totale. Come nota giustamente Moliterni nel suo lavoro, Roversi fu sempre esplicitamente critico rispetto ad uno dei nodi del movimento, l’utilizzo della violenza come strumento di lotta politica:
Non credo più all’efficacia politica della violenza […]; non perché la violenza per sé sia priva di efficacia, ma perché a me pare che essa, oggi, sia codificata dal sistema, che il sistema sia sempre (e sappia essere sempre) più violento dei suoi contestatori: insomma che la violenza sia un modo tradizionale di aggressione della realtà…
Nei primi anni Settanta Roversi si trova a cercare nuove forme di diffusione del suo lavoro, perché da pochi anni ha deciso di non pubblicare più con i grandi editori, e fa uscire le Descrizioni in atto, ciclostilandole e spedendole direttamente; pratica il teatro prima con Unterdenlinden, poi con Il crack e poi con La macchina da guerra più formidabile, e la canzone viene nel periodo e nel momento giusto, in maniera abbastanza casuale, come ho già raccontato, perché è stata data dalla conoscenza di Cremonini che sapeva chi era Roversi. Roversi aveva cinquant’anni, ma era già una figura abbastanza mitica non solo a Bologna: era in corrispondenza con Sciascia, con Calvino, con tutti i più grandi intellettuali del suo tempo; aveva pubblicato con i grandi editori; nell’ambito del mercato e della cultura le sue posizioni erano piuttosto chiare essendo amico di Pasolini, avendo fatto “Officina”.
Dopo l'articolo su Ingeborg Bachmann e Antonio Spadaro, continuiamo con la serie di interventi legati alla figura di Pier Vittorio Tondelli. Dopo aver conseguito la maturità classica, Tondelli s’iscrive al DAMS di Bologna, coltivando, parallelamente agli studi, l’interesse per diverse attività culturali: frequenta cineclub, lavora brevemente in una cooperativa teatrale e per alcuni programmi di una radio libera; sempre nel capoluogo emiliano, entrerà in contatto con una “ventenne fauna, estroversa e creativa”, annoverando tra le sue conoscenze il fumettista Andrea Pazienza e la critica d’arte Francesca Alinovi. Con questo intervento, in particolare, si analizzerà la presenza della musica nell’intera opera tondelliana (letteraria e non), da Altri libertini (1980) a Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta (1990), una sorta di “romanzo critico” con il quale l’autore conclude la sua breve ma intensa attività culturale: dopo aver combattuto per diversi mesi contro l’Aids, egli si spegnerà nell’ospedale di Reggio Emilia il 16 dicembre 1991, a soli 36 anni.

