Nel panorama della poesia italiana contemporanea, alcune tra le voci più significative sono di donne: un dato tanto più rilevante se rapportato alla secolare scarsità dell’attenzione critica nei confronti della produzione poetica femminile. A questa marginalità storica il presente contrappone, sul piano quantitativo e qualitativo, un fenomeno di portata inedita.
Con Apri gli occhi e resisti. L’opera in versi e in prosa di Antonella Anedda (Carocci, 2020, pp. 118), Riccardo Donati riesce nel compito non semplice di restituire, con grande minuzia e avvertita acribia, il mondo letterario e speculativo della poetessa romana. Lo fa tracciando, alla stregua di una mappa ideale, le parole-sentiero di un’opera in corso che si definisce, del resto, proprio a partire dalla transitività dei suoi interrogativi, dal rapporto critico e attivo con la contingenza storica, dal tentativo di esprimere un punto di vista sulle cose mai pago di se stesso, senza tuttavia rinunciare alla ricostruzione di un significato che possa dirsi utopisticamente condiviso. Si apprezzano del lavoro di Donati l’arguzia e la cura con cui si offre al lettore un itinerario poetico ricco di sollecitazioni e aperture diverse, eppure caratterizzato da un’organicità di nessi e di problemi che disegna una coerenza non scontata per i tempi odierni.
Pochi mesi prima del suo suicidio, nel 1984, Nadia Campana unisce sotto il titolo Verso la mente una cinquantina di componimenti – la maggior parte dei quali inediti – in un dattiloscritto che sarà pubblicato nel 1990 dalla casa editrice Crocetti, assieme ad altre tre poesie che nei disegni dell’autrice sarebbero dovute rientrare nella raccolta. Il volume, curato da Milo De Angelis e Giovanni Turci, negli anni è diventato introvabile, motivo che ha spinto l’editore Raffaelli a ripubblicarlo, nel 2014, in un’edizione allestita dagli stessi curatori, cui si è aggiunta Emi Rabuffetti, e a ripresentare sullo scenario letterario italiano l’opera della poetessa lombarda, scomparsa all’età di trentuno anni.

