Vivere in due lingue è una ricchezza, quale che sia il prezzo da pagare in termini di identità culturale e rassicuranti corrispondenze biunivoche (almeno tendenzialmente!) tra parole e cose.
P
er Matteo Gennari, italiano che vive in Brasile dal 2003, giunto al suo terzo libro ("Favelado. Quaranta racconti da Rio de Janeiro", Guagnano, Ofelia Editrice, 2017), l’equivoco bifrontismo della sua condizione si dichiara e si riscatta fin dal titolo, che in portoghese individua, con puntuale oggettività, la condivisa situazione dei suoi personaggi, abitanti delle favelas e dunque «favelados», mentre in italiano evoca, grazie a suggestioni fonetiche vaghe e indeterminate, l’attitudine narrativa alla base del racconto, di un «favellare» quasi declinato in un improbabile gerundio, in grado di conferirle una valenza continuativa e indefinita.