La stanza profonda a cui allude il titolo e di cui si narra nel corso delle pagine non è solo il teatro principale degli eventi, ma è anche il mezzo che unisce la realtà del gioco a quella della finzione narrativa. Essa permette al protagonista di attuare il gioco in modo concreto; fino alla sua scoperta, infatti, aveva solo sentito parlare dei luoghi dove una folta comunità di giocatori si riuniva per vivere memorabili avventure, ma tutto questo avveniva in una realtà ben lontana da quella della sua città. Dopo aver faticosamente riunito un gruppo di avventurieri disposti a seguirlo, il protagonista scopre di avere nel garage della casa dove ha sempre abitato un passaggio segreto che conduce alla suddetta stanza (in origine non era altro che un bunker ricolmo di provviste di ogni genere creato dal nonno negli anni cinquanta per difendersi da temuti attacchi nucleari). La scoperta, pertanto, coincide con quel plot point tipico delle sceneggiature, ed è descritta come quella di un vero e proprio dungeon, dove i giocatori si imbattono in temibili mostri da affrontare a colpi di d20, i famosi dadi a venti facce. Da quel momento in poi la stanza diventa a tutti gli effetti uno scrigno che al suo interno conterrà una moltitudine di narrazioni susseguitesi nel corso di più di vent’anni di gioco, e di cui il lettore ha la possibilità di leggere alcuni frammenti.