Stabilire delle fasi nella produzione di un artista è sempre un compito delicato. Nel caso di De André si potrebbe ricorrere a un criterio ‘geografico’: al periodo francese degli esordi fa seguito quello americano, sviluppandosi per tutti gli anni Settanta. La collaborazione con Franz Di Cioccio e soci, e un incontro fortuito con Mauro Pagani all’inizio degli anni ’80, aprirono le porte alla vera rivoluzione di Faber: «Crêuza de Mä». In questo disco si può individuare l’avvio della terza e ultima fase di De André, quella mediterranea, che, in un certo senso, rappresenta una sorta di approdo dove l’artista può trovare finalmente la propria dimensione. Quella di un cantante che, arrivato ormai all’apice del successo, indirizza la propria ricerca verso una musica appartenente a secoli dimenticati e a popoli che si affacciano sul mare, senza mai rinunciare alla sua naturale empatia verso le fasce più emarginate della società, passata e presente.