La poesia di Umberto Fiori trae forma da un ineludibile e costante confronto con la canzone e con la sua “parola incarnata”. “Confrontarsi –come affermerà il poeta stesso – non significa adeguarsi”, al contrario, vuol dire essere consapevoli dei contrasti e delle differenze che sussistono nei legami tra musica e poesia per far sì che quest’ultima possa rivendicare “le ragioni profonde e antiche della propria disincarnazione” senza, tuttavia, rinunciare alle contaminazioni contemporanee. Nato a Sarzana nel 1949, laureato in filosofia, studioso della canzone popolare americana, Fiori entrerà a far parte, nel 1973, come cantante e autore degli Stormy Six, tra i più importanti esponenti del rock progressivo italiano degli anni Settanta, periodo in cui l’irruzione della storia sociale nella musica trasformerà la canzone politica, originariamente intesa come canzone delle classi subalterne, in uno strumento finalizzato al coinvolgimento delle grandi masse[3]. In tal senso, Fiori si porrà come obiettivo la riabilitazione della canzone, la quale ha a lungo convissuto con un marchio di illegittimità culturale, trasformandola in “oggetto ideale per un approccio sociologico” e in elemento fondante per lo sviluppo della coscienza dell’individuo e della collettività.

La poesia di Umberto Fiori trae forma da un ineludibile e costante confronto con la canzone e con la sua “parola incarnata”. “Confrontarsi –come affermerà il poeta stesso – non significa adeguarsi”, al contrario, vuol dire essere consapevoli dei contrasti e delle differenze che sussistono nei legami tra musica e poesia per far sì che quest’ultima possa rivendicare “le ragioni profonde e antiche della propria disincarnazione” senza, tuttavia, rinunciare alle contaminazioni contemporanee.