Tentare di isolare nell’opera di Primo Levi i momenti dedicati alla riflessione linguistica è impresa disagevole e destinata ad una realizzazione mutila, o quantomeno incerta. Difatti bisognerebbe operare una scelta di metodo, decidendo se privilegiare le circoscritte ma disseminate digressioni etimologiche o più genericamente filologiche, o esaminare, in un’ottica più larga, i fenomeni micro e macrostrutturali che rientrano nel dominio del linguaggio inteso nell’accezione più ampia e traversale di complesso di segni e simboli. In questa sede si intende rilevare come per Levi il linguaggio riproduca i moduli d’acquisizione dell’esperienza (nei termini di tracciabilità, capitalizzazione e riconversione) e come il linguaggio si determini a sua volta come esperienza paritaria e comunitaria.