Chi siamo

Il Centro di ricerca Pens - Poesia contemporanea e Nuove Scritture è un progetto ideato e sviluppato da studenti, ricercatori indipendenti e docenti dell'Università del Salento. Il Centro, istituito presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento nel 2016, ha avviato una serie di attività che comprendono: I "Quaderni del Pens", collana open access di studi letterari pubblicata in collaborazione con il servizio “ESE Salento University Publishing” dell’Università del Salento; "Fogli di via", collana editoriale attiva presso l'editore Musicaos, che propone testi di autori del Novecento, inediti o dalla difficile reperibilità, oltre a saggi su autori della contemporaneità; un Archivio di interventi, articoli e recensioni pubblicati sul sito del Centro; iniziative per la promozione e la diffusione della lettura (seminari, workshop, incontri con gli autori, iniziative sul territorio).

 Redazione e Comitato Scientifico

Quaderni del PENS

I Quaderni del Pens si presentano come una “officina”, uno spazio o un contenitore nel quale si raccolgono i risultati del lavoro critico svolto ogni anno dal Centro di ricerca. In particolare, la collana open access pubblica i contributi degli Atti dei seminari, dei Convegni e delle Giornate di studio promossi annualmente dal Centro; ricerche su materiale inedito, carte d’autore e scritti dispersi provenienti dagli Archivi letterari e dai Fondi di autori del Novecento; una selezione (peer review) di saggi e contributi vari. La collana è pubblicata da ESE Salento University Publishing.

  • Quaderni del Pens, 2, 2019. Questo e altro
    È online il secondo numero dei «Quaderni del PENS», disponibile a questo link. Al suo interno, due saggi su Carmelo Bene di Alessio Paiano e Salvatore Di Noi; uno studio di Fabio Moliterni su Sciascia e Bodini; un lavoro su Giuseppe Berto a cura di Gabriele Carluccio. Per quanto riguarda la parte filologica, invece, potrete trovare due contributi: il primo, a cura di Simone Giorgino, riguarda l'Archivio di Girolamo Comi; il secondo, firmato da Giulia Vantaggiato, sullo Zibaldone leccese di Vittorio Bodini. Chiude il numero un'intervista di Daniela Massafra a Francesco Guccini.
  • Quaderni del Pens, 1, 2018. Con testo a fronte
    I “Quaderni del Pens” si presentano come una “officina”, uno spazio o un contenitore nel quale raccogliere i risultati del lavoro critico che ogni anno il Centro di ricerca realizza intorno a momenti e figure della letteratura italiana del Novecento e contemporanea. In questo primo numero della collana si pubblicano i contributi che sono stati presentati in occasione di un Ciclo di seminari, tenuti presso l’Università del Salento nel corso del 2017, dal titolo “Con testo a fronte. Poeti e testi del Novecento a confronto”, ai quali hanno partecipato studiosi e docenti dell’Università del Salento e di altre Università europee.
  • Continua a leggere

Fogli di via

La collana Fogli di Via propone testi di autori italiani e stranieri del Novecento, inediti o di difficile reperibilità, oltre a saggi su autori della contemporaneità. Il titolo ‘fortininano’ allude, da un lato, all’ostracismo esercitato dai grandi circuiti editoriali e letterari nei confronti di scrittori irregolari, eccentrici o dimenticati, messi cioè ai margini del dibattito letterario mainstream; e, dall’altro, vuole anche essere un invito a percorrere, senza pregiudizi e con un adeguato bagaglio critico, sentieri poco frequentati della poesia e della narrativa contemporanee.

  • "Poesie: Inferno minore - )e pagine del travaso", Claudia Ruggeri
    Claudia Ruggeri, nata a Napoli il 30 agosto 1967, si trasferisce a Lecce l'anno successivo con la sua famiglia. In questa città compirà i suoi studi e inizierà a dedicarsi alla poesia, mettendosi subito in contatto con l'ambiente letterario e culturale del capoluogo salentino, dal quale si aprirà alla conoscenza e relazione con autori del panorama poetico nazionale, come Franco Fortini e Dario Bellezza. Il 27 ottobre 1996, all'età di ventinove anni, pone tragicamente fine alla sua vita. Il presente volume è il risultato di un paziente lavoro di natura filologica volto a ripristinare i testi delle due opere licenziate…
  • Continua a leggere

‘l mal de’ fiori (Bompiani, 2000) è un poema scritto da Carmelo Bene tra il 1999 e il 2000 nella sua casa di Otranto, in un periodo di «isolamento assoluto» in cui l’autore è costretto a subire diversi trattamenti chemioterapici. Si tratta di un libro di ardua lettura in cui Bene, secondo Sergio Fava, «opera sul confine di precari equilibri semantici», tanto da dare al lettore l’impressione di percorrere «un labirinto orfano del Minotauro».

Il tema centrale di Salva con nome (Mondadori, 2012) è il confronto serrato tra ricerca d’identità e morte intesa come separazione, divisione: la morte taglia e sfalda; e proprio l’immagine della divisione rimanda a motivi precisi, come l’azione del ritagliare e del cucire, già anticipati nel libro precedente, La vita dei dettagli (Donzelli, 2009). A connettere le due opere è principalmente un’approfondita riflessione sul senso della perdita, rappresentata in uno spazio poetico, ma anche visuale, in cui è evidente l’anelito alla tessitura dei molteplici frammenti identitari. Anedda chiude La vita dei dettagli con un testo, intitolato appunto Perdita, che mette a fuoco il conflitto, mai risolto, tra identità e irrimediabile lacerazione. Anche la sezione precedente, intitolata Collezionare perdite, è in tal senso assolutamente significativa e anticipa alcuni elementi che ritroveremo in Salva con nome.

Pubblicata nel 2007, Cento poesie d’amore a Ladyhawke è la prima (e finora unica) raccolta poetica di Michele Mari (1955), narratore tra i più stimati del panorama italiano contemporaneo. Il libello, edito da Einaudi tra i suoi bianchi, ha riscosso un successo crescente nel corso degli anni, soprattutto in rete, dove ha cominciato a circolare tra i più giovani grazie anche alla natura stessa dell’opera, costituita da cento poesie più o meno brevi che si prestano bene al passaparola e alla mania citazionista che è tanto diffusa sui social network. Eppure, questo tipo di successo pop non rende giustizia alla raccolta, che presa nella sua interezza tradisce l’animo da narratore di Mari: la raccolta è infatti un canzoniere sul tema amoroso, o meglio, su una particolare storia d’amore che si evince essere sbocciata ai tempi del liceo e proseguita clandestinamente nel corso degli anni, sebbene il sentimento verso l’amata non fosse propriamente corrisposto.

Vangelo Elementare di Gianluca Furnari è un libro che sorprende per la maturità stilistica e contenutistica dimostrata da un ragazzo così giovane (classe 1993). Anche Giuseppe Conte, nella breve lettera che funge da prefazione all’opera, ha dovuto ammettere: «lei ha scritto versi bellissimi. Vista la sua età, sono versi miracolosi».

Furnari esplora un universo d’albori, luci fioche e penombre. Un universo, a tratti inquietante, in cui «il buio si addens[a] in forme ostili» e le giornate scorrono «senza evento», negando al vivere ogni significazione. Furnari si muove in questo spazio «nella speranza che la luce a un tratto si decodifichi», «che nel buio ci si apr[a] un varco» e che giunga così un significato a riempire il vuoto di una vita fatta di meri significanti. La sua ricerca pare, tuttavia, votata allo scacco: il poeta s’imbatte in una «luce non serena», che illumina un’umanità dirotta, crepitante e tormentata, senza neanche il conforto delle stigmate per «riaversi vivi».

Un salto in quel vuoto che l’aveva ossessionata per tutta la vita: così, nella notte del 27 ottobre di vent’anni fa, Claudia Ruggeri si lanciò dal balcone della sua stanza al sesto piano per porre fine al disagio interiore che da tempo la affliggeva. La poetessa leccese aveva fallito nel percorso di purificazione dantesca cui si era ispirata e, nella vita come nell’opera, non riuscì nell’ascesi spirituale cui anelava: per fuggire dalla paura del nulla, creò un mondo parallelo fatto di parole, ma lo fece con un impeto tale che le si ritorse contro, rendendola prigioniera dei suoi stessi versi e delle immagini prodotte dalla sua mente.

Ospiti del Cineclub Universitario di Scienze della Comunicazione (Università del Salento), il Centro Pens è al suo debutto: "Poesia" è il titolo di una giornata interamente dedicata al cinema e, per l'appunto, alla poesia.
Verranno trasmessi due film:

•18:45
Fortini/Cani di Jean-Marie Straub e Daniéle Huillet
•21:00
La ragazza Carla di Alberto Saibene, il quale interverrà durante la serata.

9 maggio 2016, Cineclub Università del Salento, Cineporti di Lecce. Ore 18:00

Una poesia inedita di Vivian Lamarque, donata dall'autrice al Centro di ricerca "PENS: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture" in occasione della III Edizione del Premio Letterario Vittorio Bodini.

Intervista realizzata in occasione della serata conclusiva della IV Edizione del "Premio Vittorio Bodini Poesia e Traduzione", svoltasi il 15 ottobre 2016 a Lecce.

Vivian Lamarque ha vinto il primo premio nella sezione Poesia, con la sua ultima raccolta Madre d'inverno (Mondadori, 2016).

 

A oltre dieci anni di distanza dal precedente Del sangue occidentale (Lietocolle, 2005), Michelangelo Zizzi ha da poco pubblicato un poema programmaticamente inattuale e anti-moderno che ha al centro – cito dalla Nota d’autore – la sua «biografia non addizionale né minimale»: La resistenza dell’impero (Lietocolle, 2016) è un’opera coraggiosa perché deliberatamente anacronistica e Zizzi, ultimo alfiere di quella che lui stesso definisce, in maniera un po’ ribalda, linea orfico-borbonica, tiene ben saldo il timone verso il miraggio di Eleusi, anche se i venti soffiano in direzione contraria e anche se persino il suo riconosciuto maestro, Milo De Angelis, sembra prendere sempre più le distanze da un’etichetta, il neo-orfismo appunto, che si presta facilmente a equivoci e manomissioni e che, fra gli epigoni meno dotati, ha provocato delle derive imbarazzanti e un’inflazione, più che di devoti ‘innamorati’ della parola oracolare, di stalker pasticcioni.

In una sincronia verticale di voci e fonti che interseca esperienze care a Fortini come quelle di Benjamin, Bloch, Adorno, Brecht, si tratta in prima istanza della polemica contro la nozione di progresso, per la quale il presente si istituisce come tempo eterno, «omogeneo e vuoto», delusivo spazio dell’attesa; il processo storico si fonderebbe sulla sintesi armonica di rinnovamento e conservazione, lo svolgimento del divenire sulla cancellazione delle discontinuità.