La singolare vicenda privata e il suo tragico epilogo, rafforzato dallo sconvolgente parallelismo con quello di Sylvia Plath che si tolse la vita l’undici febbraio 1963, hanno indotto ad un eccesso di enfasi sulla vocazione” al suicidio della secondogenita del martire antifascista Carlo Rosselli, alla luce della considerazione di una vita fortemente condizionata dai drammi familiari. Ma il caso personale, per la figliola col cuore devastato”, non può che farsi corale, emblema delle ferite insanabili recate dalla Storia, il cui groviglio penetra tragicamente la psiche innestandovi un sentimento di sradicamento permanente, di cui la lingua diviene veicolo: “Irrimediabile era il male del mondo, e con ciò il mio male”.

Il 16 marzo 2017, alle ore 12:00, presso l'ex Monastero degli Olivetani (Padiglione Chirico) si terrà il seminario conclusivo del ciclo Con testo a fronte. Poeti e testi a confronto, a cura del Centro di Ricerca PENS: la prof.ssa Irene Romera Pintor (Università di Valencia) terrà una conferenza dal titolo “Rileggere Consolo in altre lingue”.

Pubblicato nel dicembre 2016 presso la casa editrice Esperidi, Nel buio la parola (Poesie 2015-2016) è il lavoro più recente di Bernardini: una raccolta di poesie che si riallaccia senza soluzione di continuità alla riflessione esistenziale intrapresa nel precedente volumetto in prosa Il Vecchio e l’Ombra (Dialoghetti) (Esperidi, 2016). Costruito sulla contrapposizione di due termini semanticamente pieni, «buio» e «parola», il titolo anticipa l’argomento principale della raccolta: per una sottintesa analogia, la parola è luce e ha la capacità di rischiarare il buio delle «cosiddette “questioni ultime”, la morte, la vecchiaia, la solitudine, il senso della vita» (p. 7), ed è per questo che Antonio L. Giannone, nella sua introduzione, parla opportunamente di «terapia della parola nella ricerca poetica».

La poesia di Inglese dialoga produttivamente, nel suo stesso farsi, con gli orizzonti fondanti della tradizione lirica moderna, collocando al centro delle ragioni dell’espressione poetica l’interrogazione sui nessi (o le lacerazioni) che tengono insieme la memoria e gli oggetti dell’esperienza, la narrabilità e la costruzione biografica dell’io, la consistenza del soggetto e la dimensione collettiva del reale.

La dialettica irrisolta tra percezione e rappresentazione, parole e cose, codice letterario e realtà fenomenologica (ordinaria e «infra-ordinaria»), è al centro della riflessione estetica della modernità e sfondo teoretico della poesia di Inglese. Lo snodarsi trattenuto di una sintassi mobile e nervosa, che mima i movimenti dello sguardo nel continuum alternativo di un andamento paratattico o asindetico, e soprattutto gli elenchi asettici, le enumerazioni caotiche dei realia (con l’uso intenso degli enjambements): sono i tratti cospicui di una ricerca gnoseologica e formale che, sin dalla prima raccolta (Inventari, 2001), s’incentra sulla questione del vedere.

Sabato 21 gennaio 2017, alle ore 17.30, presso Hopera Space-Laboratorio Urbano a Monteroni di Lecce (Via Lopez y Royo, 7) si svolgerà la presentazione ufficiale del nuovo libro di Giovanni Bernardini, “Nel buio la parola (Poesie 2015-2016)”, con prefazione di Antonio Lucio Giannone, pubblicato per i tipi di Edizioni Esperidi (dicembre 2016).
Introduce l’editore Claudio Martino, intervengono Antonio Lucio Giannone, docente di Letteratura italiana contemporanea presso UniSalento e Simone Giorgino, ricercatore presso Unisalento. Sarà presente l’autore Giovanni Bernardini. La serata sarà impreziosita da letture tratte dal libro ed interpretate dagli attori Walter Prete (A.Lib.I. Teatro) e Arturo Alessandri. L’evento rientra nella rassegna “Incontri d’Autore” organizzata dalla Biblioteca del comune di Monteroni di Lecce.

Il volume: A meno di un anno dalla pubblicazione del suo “Il Vecchio e l’Ombra”, Giovanni Bernardini torna con questa raffinata silloge poetica. In queste poesie prosegue la riflessione esistenziale dell’autore , come rimarca A. Lucio Giannone nella sua prefazione, Bernardini affronta “apertamente e con coraggio le cosiddette “questioni ultime”: la morte, la vecchiaia, la solitudine, il senso della vita”. Tra i versi spesso amari, si accendono però piccole luci d’ironia e, forse, lampeggiano barlumi di speranza.

L’autore: Giovanni Bernardini nasce a Pescara nel 1923 da padre monteronese e madre pescarese. Trasferitosi ad Ancona, frequenta la scuola fino alle prime due classi dell’allora Ginnasio. L’adolescente Giovanni visita Padova, Venezia, Trieste e i luoghi limitrofi, poco prima di trasferirsi a Monteroni di Lecce e proseguire gli studi fino alla 1ª liceale a Lecce. Nel 1939 Bernardini è colpito dalla morte del padre avvenimento questo che, insieme al precedente innamoramento per una ragazza che, dieci anni dopo, diventerà sua moglie, lo inducono ai primi tentativi in versi molto scolasticamente rudimentali. La famiglia rientra a Pescara dove Giovanni consegue la maturità classica. Si iscrive poi alla Facoltà di Lettere moderne a Firenze, studiando con Giuseppe De Robertis. La guerra interrompe gli studi e Bernardini fugge per sottrarsi al servizio del regime; viene catturato e deportato in Germania. Al termine del conflitto, rientrerà a Monteroni, dove si era rifugiata la famiglia; riprende gli studi a Bari laureandosi nel 1946 con Mario Sansone, per poi dedicarsi all’insegnamento e alla scrittura. La sua ampia produzione letteraria comprende raccolte di poesie, romanzi, racconti, saggi, articoli. Civilmente impegnato, Bernardini, fra il ‘92 e il ‘93, è sindaco di Monteroni di Lecce, dove tuttora risiede. Ha pubblicato libri di narrativa, anche per l’infanzia, e di poesia.

Per Edizioni Esperidi ha pubblicato “Il vecchio e l’ombra. Dialoghetti” (Febbraio 2016).
Per acquistare il libro: www.edizioniesperidi.com

Non c’è in Pagliarani , a differenza che in altri casi di pedagogia poetica, una volontà di costruire una scuola, un discepolato, di programmare dei propri cloni; al contrario Pagliarani per tutta la vita e soprattutto in quegli anni ha incoraggiato la diversità, la mutevolezza, la bellezza cangiante (come dice l’Hopkins tradotto da Montale) dei giovani poeti: la possibilità quindi, addirittura, di ispirarsi lui stesso a quelle testualità così acerbe.

La drammatica evoluzione è un’operazione poetica di grande originalità e ispirazione: in sole trenta poesie, l’autore, Bernardo Pacini, traspone in letteratura l’universo nipponico dei Pokemon. Questo, tuttavia, non significa che il testo parli dei Pokemon, né che sia destinato ai ragazzini o ai nostalgici dell’infanzia. I Pokemon sono un mero espediente, poiché la drammatica evoluzione è una riflessione sulla società d’oggi, una riflessione – spiega Pacini stesso nella breve nota introduttiva titolata Pokedex – su «lo strappo tra la fine dell’infanzia e ciò che viene dopo». D’altronde, la complessa costruzione che soggiace alla silloge appare evidente anche ai non specialisti: è sufficiente soffermarsi sul lessico ricercato o sull’uso meticoloso ma non costringente delle rime e delle forme metriche tradizionali, dal classicheggiante epigramma al mottetto montaliano in due quartine, dal dispetto in ottava al limerick.

‘l mal de’ fiori (Bompiani, 2000) è un poema scritto da Carmelo Bene tra il 1999 e il 2000 nella sua casa di Otranto, in un periodo di «isolamento assoluto» in cui l’autore è costretto a subire diversi trattamenti chemioterapici. Si tratta di un libro di ardua lettura in cui Bene, secondo Sergio Fava, «opera sul confine di precari equilibri semantici», tanto da dare al lettore l’impressione di percorrere «un labirinto orfano del Minotauro».

Il tema centrale di Salva con nome (Mondadori, 2012) è il confronto serrato tra ricerca d’identità e morte intesa come separazione, divisione: la morte taglia e sfalda; e proprio l’immagine della divisione rimanda a motivi precisi, come l’azione del ritagliare e del cucire, già anticipati nel libro precedente, La vita dei dettagli (Donzelli, 2009). A connettere le due opere è principalmente un’approfondita riflessione sul senso della perdita, rappresentata in uno spazio poetico, ma anche visuale, in cui è evidente l’anelito alla tessitura dei molteplici frammenti identitari. Anedda chiude La vita dei dettagli con un testo, intitolato appunto Perdita, che mette a fuoco il conflitto, mai risolto, tra identità e irrimediabile lacerazione. Anche la sezione precedente, intitolata Collezionare perdite, è in tal senso assolutamente significativa e anticipa alcuni elementi che ritroveremo in Salva con nome.