Autore: Andrea Cortellessa

Un cane morto. È quello che mi appare sullo schermo quando sul maledetto uozzap occhieggia il messaggino di xxx che mi dice, mai senza faccetta d’ordinanza, che «è morto Romano». Ingoio una smorfia e googlo «morte Luperini», ma la notizia non è ancora divulgata; spunta invece uno scritto brevissimo dello stesso Romano: non lo conoscevo, lo leggo, non riesco a non commuovermi. S’intitola appunto Morte di un cane, e per questo lo ha suggerito il Grande Altro dietro lo schermo. Risale, leggo, al giugno del 2017. 

E così, alla fine, l’ha avuta vinta la scienza. Ma Luca Rastello, che invece tanto amava la fantascienza, ha tenuto duro così a lungo che avevamo finito per abituarci al miracolo: noi, che ai miracoli siamo stati educati a non crederci. Senz’altro era più laica di me l’amica comune che ci aveva presentati, Lidia De Federicis, che negli ultimi tempi mi telefonava essenzialmente per parlarmi di due suoi amici (che ora, come lei, non ci sono più) i quali, per motivi diversi, la riempivano di stupore: uno era Nico Orengo e l’altro era appunto Luca Rastello. Ogni volta Lidia mi ripeteva che non si poteva attribuire ad altro che a un miracolo, appunto, la sua sopravvivenza: tale da lasciare stupefatti i medici che l’avevano in cura. Quando il cancro l’aveva aggredito, quei medici gli avevano dato al massimo sei mesi di vita; da allora, erano passati sei anni.